II° viaggio in Puglia e Hobbiton XXI: il resoconto

E io, fra di voi... XD

E io, fra di voi… XD

Scrivere questo secondo “resoconto pugliese” è difficile, molto più dell’ultima volta. Non è semplice infatti descrivere a parole le emozioni provate durante quella meravigliosa settimana. Io e mia sorella Francesca (che per l’occasione ho trascinato con me 😛 ) ci siamo sentite davvero a casa, una sensazione che nel corso della nostra vita raramente abbiamo conosciuto, e l’affetto che ci è stato dimostrato da tutte le persone incontrate nel corso del nostro viaggio ci ha sorpreso e commosso, e questo fin dal nostro arrivo. Tanto per fare un esempio, quando due persone che a malapena ti conoscono decidono di farsi non so quanti chilometri per venirti a prendere all’aeroporto… beh, è una cosa che non può fare a meno di colpirti.

In questo caso mi sto riferendo ai genitori della mia “fan storica” Chiara, che in un momento di bisogno non hanno esitato a venirci a prendere all’aeroporto di Bari e a portarci fino a Barletta (che, come gli amici pugliesi sapranno bene, non è proprio dietro l’angolo). La loro gentilezza e disponibilità ci ha lasciato senza parole. Non contenti di questo, alcuni giorni dopo ci hanno invitato a trascorrere una bellissima giornata nella loro Bari, impreziosita da un giro turistico per la città vecchia in compagnia di un cicerone d’eccezione. Dovete sapere infatti che il papà di Chiara è una specie di pozzo di cultura, e ci ha deliziate con aneddoti incredibili. La signora invece ci ha deliziate in altro modo, la sera, con una cena pantagruelica dalla bontà infinita (sogniamo ancora la marmellata di fichi, la stracciatella e le mille altre bontà che continuavano a venir fuori dalla cucina in un flusso inarrestabile). Per non parlare poi della gioia immensa di rivedere Chiara, che avevo conosciuto di persona solo lo scorso maggio. E’ straordinario constatare come un rapporto nato anni fa da una semplice e-mail (la prima in assoluto mai ricevuta da un’ammiratrice) sia diventata oggi un’amicizia così bella. Purtroppo non siamo riuscite a rivederci una seconda volta, ma speriamo di rimediare al più presto. Un enorme abbraccio a Chiara, Nino ed Enza!

Ed ecco alcune foto della giornata barese:

Francesca, io, Chiara e sua mamma

Francesca, io, Chiara e sua mamma

La basilica di San Nicola

La basilica di San Nicola

Io e Chiara

Io e Chiara

Il lungomare di Bari

Il lungomare di Bari

Un’altra lettrice diventata ormai una grande amica è Valeria, con cui stavolta sono riuscita a trascorrere un po’ più di tempo (durante l’ultima visita, ci eravamo viste solo in libreria durante la presentazione e per pochi minuti durante l’incontro al suo liceo). Una giornata memorabile quella trascorsa con lei nella splendida Trani, un luogo incredibile che ci ha davvero rubato il cuore. Fra vento, mare, castelli labirintici, ottimi pranzi, pescioloni nello stagno (cose nostre XD) e tante, tante, ma tante foto (ihihihih) ci siamo divertite un mondo. Con nostra grande felicità, siamo riuscite anche a vederci in una seconda occasione, ma di questo parleremo dopo! 😉

Intanto, un po’ di foto della gita a Trani:

Io e Francy. Da notare il sorrisi che ci fanno il giro del viso! :)

Io e Francy. Da notare i sorrisi che ci fanno il giro del viso! 🙂

Io (per l'occasione rinominata "Vento nei Capelli") e Valeria

Io (per l’occasione rinominata “Vento nei Capelli”) e Valeria

La cattedrale di Trani. Più fantasy di così... ;)

La cattedrale di Trani. Più fantasy di così… 😉

Francy e Valeria nel Castello Svevo, dentro cui siamo state capaci di perderci! XD

Francy e Valeria nel Castello Svevo, dentro cui siamo state capaci di perderci! XD

Torniamo adesso a Barletta e alle persone meravigliose che hanno animato il nostro soggiorno lì. Per presentarvela degnamente, eccovi intanto una veduta del castello e una della cattedrale:

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E parliamo quindi adesso di altre due fan accanite della Saga dell’Averon, le prof. Paola Curci e Paola Alvisi (dette anche Paola1 e Paola2 XD), che durante la nostra permanenza ci hanno fatto letteralmente entrare nelle loro vite, nelle loro case e nelle loro famiglie.

Impossibile dimenticare la serata trascorsa tutti insieme, quando a noi si sono uniti anche il mio editore Danilo con la moglie Sabina e la piccola, dolcissima Alice, gli zii di Danilo, i mitici Marialuisa e Pasquale, e ultima ma non meno importante la grande Raffaella, nientemeno che il pilastro della libreria Penna Blu in persona! 😉 Senza dimenticare i figli di Paola1, due adorabili terremoti che rispondono al nome di Nina e Nicolò (tre e cinque anni, rispettivamente), e le fantastiche figlie di Paola2, le nostre nuove amichette del cuore Giulietta, Chiara e Cristina. Aggiungete un paio di mariti, e forse capirete da quale uragano si è fatta sconvolgere casa la coraggiosissima Paola Curci! 😛 Erano secoli che io e mia sorella non passavamo una serata così divertente e piacevole. Avevamo la sensazione di essere in mezzo a vecchissimi, carissimi amici; quelle persone speciali, quasi di famiglia, che conosci da sempre e con cui ti trovi a tuo agio più che con chiunque altro. Fra l’altro, piccola anticipazione per tutti i fan: Cristina, oltre che mia affezionata lettrice, è anche un’artista eccezionale. Quindi tenete gli occhi aperti, perché nei prossimi tempi ci sarà una sorpresa che la riguarda da vicino! 😀

Un po’ di foto…

Tutti in gelateria! :D Da sinistra: Cristina , Paola Alvisi, Giulietta, Paola Curci, Chiara, io e Francy.

Tutti in gelateria! 😀 Da sinistra: Cristina , Paola Alvisi, Giulietta, Paola Curci, Chiara, io e Francy.

Ricordo di una serata speciale: Nicolò (quello sul divano, per intenderci XD), Cristina, Chiara e Francy

Ricordo di una serata speciale: Nicolò (quello sul divano, per intenderci XD), Cristina, Chiara e Francy

Gli zii di Danilo, il mitico Pasquale e la signora Marialuisa, con Giulia

Gli zii di Danilo, il mitico Pasquale e la signora Marialuisa, con Giulia

Giusto per entrare nell’atmosfera Hobbiton, proprio le due Paole il giorno in cui si è aperta la manifestazione hanno organizzato una “serata fantasy” alla libreria Penna Blu di Barletta, a cui è intervenuto anche Oronzo Cilli, collezionista, curatore dell’ultima edizione de Lo Hobbit e organizzatore di Hobbiton.

Qualche foto della serata:

Io fra le Paole! ;)

Beata fra le Paole! 😉

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Oronzo Cilli legge un brano de "Lo Hobbit"

Oronzo Cilli legge un brano de “Lo Hobbit”

E arriviamo così allo scopo principale del viaggio: la ventunesima edizione di Hobbiton, ospitata quest’anno al Castello Svevo di Barletta (di cui il primo giorno sono riuscita a visitare i sotterranei, scoprendo così per puro caso di avere pronto il set ideale per la Base Primaria del mio primo libro; il Comune di Barletta è avvisato: casomai Peter Jackson dovesse decidere di far diventare “Il cerchio si è chiuso” un film… gireremo lì da voi! 😉 ).

Tornando a Hobbiton, c’erano gli Elfi, i Raminghi, i Nazgûl e gli Hobbit; c’erano gli ospiti d’eccezione (ho stretto la mano a Gianfranco De Turris, ho conosciuto Ninni Dimichino e ho cenato con Piero Crida e Oronzo Cilli… non so se rendo l’idea 😛 ); e ancora le conferenze, i concerti, la mostra e la gara dei Cosplayers, il tutto calato nell’atmosfera magica che pervade sempre eventi simili, quando migliaia di appassionati si riuniscono per professare il loro amore per un mondo immaginario, in questo caso quello di Tolkien (ma anche del fantastico in generale).

Foto, foto, foto…

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Nei sotterranei del castello (con Paola Curci che continuava a ripetere sadicamente: "Sapete che qui i telefoni non prendono? Se ci chiudono dentro..." -.- Scherzi (crudeli :P ) a parte, ditemi se sarebbe perfetta come Base Primaria. ^_^

Nei sotterranei del castello (con Paola Curci che continuava a ripetere sadicamente: “Sapete che qui i telefonini non prendono? Se ci chiudono dentro…” -.- Scherzi (crudeli 😛 ) a parte, ditemi se non sarebbe perfetta come Base Primaria. ^_^

E’ stato un onore esserci ed essere in qualche modo fra i “protagonisti”. La conferenza che mi ha visto partecipante (dal titolo L’Editoria e il Fantasy) si è svolta il sabato pomeriggio. Sul palco con me c’erano la mia “collega” di casa editrice, la scrittrice Marialuisa Amodio (un salutone a lei e a suo marito Gabriele, con cui abbiamo condiviso un pranzo rocambolesco sul filo del rasoio… siamo tornati al castello dieci minuti prima dell’inizio della conferenza XD), il mio editore Danilo, il critico Giuseppe Grossi (autore di un saggio interessantissimo che mi procurerò quanto prima) e naturalmente la padrona di casa e maestra di cerimonie Ida Vinella. Spero che tutti gli intervenuti nella splendida Sala Rossa del castello si siano incuriositi e appassionati agli argomenti trattati, che sono andati dal nostro amore per il genere fantasy allo stato dell’editoria di settore in Italia, fino ad arrivare a tasti spinosissimi come il ruolo della scuola nell’approccio alla lettura, e la possibilità (da noi tutti auspicata ^_^ ) che in futuro il fantasy possa svolgere un ruolo fondamentale in questo senso. Un saluto anche ai miei lettori e amici venuti apposta per assistere all’evento, fra cui Andrea Bitetto e suo cugino, Federico e William Bennardo, Paige91 del forum Quellicheilibri (che sorpresa trovarti lì 😀 ) e a tutti voi di cui purtroppo non so o non ricordo il nome, pur rammentando bene i vostri visi.

E ora qualche foto:

Lo staff della conferenza al completo: Ida, Marialuisa, io, Giuseppe e Danilo

Lo staff della conferenza al completo: Ida, Marialuisa, io, Giuseppe e Danilo

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I nostri libri in bella mostra! :)

I nostri libri in bella mostra! 🙂

Con Andrea Bitetto e cugino! ;)

Con Andrea Bitetto e cugino! 😉

Uno degli aspetti più belli di questo tipo di eventi è sicuramente il fare nuove e inaspettate amicizie. Dall’istante in cui ho messo piede al castello, fra i vari Cosplayers ho notato subito il fantastico gruppo di Game of Thrones (costumi bellissimi), capitanato da una superba Daenerys Targaryen. Erano talmente realistici che – questa ve la devo proprio raccontare – la sera del seconda giorno mia sorella è venuta da me tutta emozionata e mi ha detto (testuali parole): “Lory, Lory, ho incontrato Daenerys in bagno! Le ho chiesto se era pulito, e lei mi ha detto di sììì!!!” In pratica, mia sorella parlava come se quella fosse la vera Daenerys e non una ragazza in costume! XD Insomma, quando sono bravi, sono bravi! 😀 Ovviamente abbiamo iniziato a farci una miriade di foto con loro, ed è finita… così:

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Insomma, mica capita tutti i giorni di avere Shae e Daenerys (alias Federica e Monica) che leggono i tuoi libri! *_* Ed ecco Shae che compra “Il cerchio si è chiuso”! Chissà se lo farà leggere anche a Tyrion… 😛

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Fra l’altro, sembra che si siano affezionate molto a mia sorella. Chissà, avere la Madre dei Draghi dalla nostra parte potrebbe rivelarsi utile! 😉

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E se volete farvi due sane risate, ecco il video della loro esilarante esibizione di domenica! 😉

E ora, un po’ di foto con i Cosplayers, immancabili, e di seguito alcune immagini del Cosplay Challenge…

Ma pure Frodo ce l'ha con me? Non ci bastavano i Nazgûl? XD Mi avrà scambiato per un Orco... XD

Ma pure Frodo ce l’ha con me? Non ci bastavano i Nazgûl? XD Mi avrà scambiata per un Orco… XD

Io e Merry (fra l'altro, il vincitore della cateogoria maschile del Cosplay Challenge)

Io e Merry (fra l’altro, il vincitore della cateogoria maschile del Cosplay Challenge)

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Con Dama Arwen

Con Shae...

Con Shae…

... e col resto del gruppo di Game of Thrones

… e col resto del gruppo di Game of Thrones

Altri Hobbit! ^_^

Altri Hobbit! ^_^

Ecco la vincitrice della categoria femminile, l'Arlecchina di Assassin's Creed. Meraviglia!

Ecco la vincitrice della categoria femminile, l’Arlecchina di Assassin’s Creed. Meraviglia!

Paura, eh?

Paura, eh?

Chiuso la carrellata con il nostro personale "bottino" di Hobbiton 2014: il tappetino per il mouse con la mappa della Terra di Mezzo, la spilla di Hunger Games, il Giratempo di Hermione e il ciondolo dei Doni della Morte! *_*

Chiudo la carrellata con il nostro personale “bottino” di Hobbiton 2014: il tappetino per il mouse con la mappa della Terra di Mezzo, la spilla di Hunger Games, il Giratempo di Hermione e il ciondolo dei Doni della Morte! *_*

L’ultimo giorno di Hobbiton, culminato appunto nel Cosplay Challenge, mi ha reso doppiamente felice perché i genitori di Valeria (poveretti loro :P) l’hanno portata fino a Barletta, e coraggiosamente hanno condiviso con noi la ressa per entrare nella Sala Rossa e la conseguente sauna (lì dentro ci saranno stati duecento gradi, o giù di lì). E’ stata dura salutarsi, alla fine dell’evento, ma contiamo sul fatto che si tratti solo di un arrivederci. Del resto, dobbiamo ancora prendere il famoso gelato! 😉 Un abbraccio forte, forte a Valeria e ai suoi genitori. Vi riporto di seguito la frase che questa ragazza dolcissima e speciale ha scritto su facebook come accompagnamento alla foto che vi mostrerò appena sotto: “I legami più profondi non sono fatti né di corde, né di nodi, eppure nessuno li scioglie. Vi voglio tanto bene!

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Con un po’ di tristezza, quella sera stessa abbiamo visto il sipario calare su Hobbiton 2014, un evento bellissimo che ci ha regalato tanto. Le cose che finiscono mettono sempre una certa malinconia, ecco perché ci siamo andate a consolare con un bel gelato in compagnia di Danilo e famiglia! ^_^

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E arriviamo così a lunedì. Ultimo giorno in Puglia. Ultima abbondante colazione al graziosissimo B&B De Nittis (ma ssssì, facciamo loro un po’ di pubblicità che se la meritano.. a proposito, ciao Lilli, e un saluto anche alla signora di Lecco che a colazione ha deciso di comprare il mio libro 😉 ). E, soprattutto, ultimo giorno in compagnia dei nostri amici. 😦

In mattinata abbiamo invaso casa di Paola2 con i nostri ingombranti bagagli e trascorso con loro il resto della giornata. Giulietta, Chiara, siete due ragazze davvero in gamba, e sappiate che Francy indossa sempre i vostri orecchini (e io ho qui sul comodino l’elefantino portafortuna). Cristina, ci manchi tantissimo, e guarda che io attendo impaziente quello che sappiamo noi! 😉

Dopo un ricco pranzo (molto gradito) il tempo è cominciato a volare in maniera vertiginosa. Paola1 ci ha raggiunto in extremis con bimbi al seguito, e poi  – per la salvezza della nostra schiena – noi e i tutti i nostri bagagli siamo stati trasportati alla stazione, in modo da prendere il treno per l’aeroporto.

E a quel punto è venuta la parte più difficile. A vederli tutti lì che ci salutavano, con gli occhi pieni di affetto sincero, e a sentire la vocina di Nina che diceva “Ciao, Loredana” non ce l’ho fatta più e sono scoppiata in lacrime (e mia sorella mi ha seguito a ruota). Lacrime che sono continuate a scendere per un bel pezzo, anche mentre diversi minuti dopo scattavo questa foto dal treno: l’ultima immagine di un viaggio indimenticabile.

Dal treno...

Dal treno…

Non posso giudicare quale sia il reale valore dei miei libri, né so se mi aiuteranno mai a concludere qualcosa nella vita, ma di una cosa sarò loro eternamente grata: di avermi fatto conoscere persone che altrimenti non avrei mai incontrato, e portato a vivere esperienze che altrimenti non avrei mai fatto, creando legami indissolubili. Persone, luoghi ed esperienze che ormai sono nel nostro cuore, e che lì resteranno per sempre. ❤

Tour pugliese: resoconto e foto

Ricordate quello spot di qualche annetto fa, in cui si vedevano delle persone che, al ritorno da una crociera, non facevano che scoppiare a piangere e avevano bisogno di un gruppo di sostegno per l’incapacità di riadattarsi alla vita di tutti i giorni? Ecco, è più o meno quello che è capitato a me al ritorno dal mio viaggio in Puglia… XD

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Tipico scrittore al ritorno da un tour promozionale

Le emozioni di quei – ahimé – brevissimi tre giorni sono state infatti troppe e troppo intense per poterle mettere da parte così, su due piedi.

Intanto ho scoperto dei luoghi fantastici, come la splendida Barletta con i suoi balconi fioriti e la sua vita notturna, Ostuni che purtroppo ho visto solo di sfuggita (ho ammirato la città bianca da lontano, in macchina, facendole “ciao ciao” con la manina) e Trani con la sua bellissima cattedrale sul mare e il suo porto turistico (voglio vivere lììììììììì).

Ma, soprattutto, ho conosciuto delle persone meravigliose, fra cui i miei fan “storici”, persone con cui ho parlato per mesi o addirittura per anni via e-mail, e che finalmente ho potuto incontrare di persona. Una su tutte, la mia primissima “ammiratrice” e capo onorario del mio fan club, Chiara, che quattro anni fa (all’epoca aveva 14 anni, adesso sta per diplomarsi) mi inviò una lettera che mi fece commuovere fino alle lacrime raccontandomi di quanto amasse “Il cerchio si è chiuso” e di quanto quel libro fosse importante per lei. Salutata solo di sfuggita il giovedì a Barletta, il venerdì abbiamo invece trascorso un bellissimo pomeriggio insieme (con tanto di pranzo molto, molto lungo condito da chiacchierata chilometrica… a un certo punto, non a caso, abbiamo temuto che i proprietari del ristorante ci buttassero fuori, visto che eravamo rimasti solo noi! XD ).

Sempre il giovedì sera, ho avuto il piacere di trovare già in libreria Valeria, alunna del liceo De Sanctis di Trani, che mesi prima aveva letto il primo libro nel corso di un progetto scolastico (seguito nel giro di poco dagli altri due 🙂 ) e che mi aveva scritto più volte su fb. E’ stato stupendo conoscerla e chiacchierare con lei e la sua simpaticissima mamma, persone davvero splendide, e intrattenerle con amenità tipo l’aneddoto sul bagno del B&B allagato (raccoglievo acqua da terra fino a dieci minuti prima di trovarmi in libreria; ecco cosa fa uno scrittore prima di una presentazione… perché cosa immaginavate? XD ).

Quella sera ho conosciuto anche Cristina, altra mia fan di vecchia data, e la sua mamma, preparatissima su ogni aspetto della saga 🙂 (chiedo invece umilmente perdono alla compagna di Cristina, di cui purtroppo la mia pessima memoria non mi consente di ricordare il nome… la strada di Rita e Luca, ancora rido XD ).

E’ davvero arduo cercare di descrivere l’emozione provata nel parlare (finalmente a tu per tu) con chi per anni ha letto e amato i miei libri, e che mi ha incoraggiato e sostenuto in modo incredibile. Spero di essere riuscita in qualche modo a far capire loro quanto il loro entusiasmo conti per me, quanto mi riempiano la vita e quanto, senza di loro, tutto ciò che faccio perderebbe senso.

La presentazione alla libreria “La Penna Blu” di Barletta (di cui parleremo fra poco) è stata fantastica, proprio perché è stato un po’ come trovarmi in famiglia, circondata com’ero da così tanto affetto. So che ci sono persone che avrebbero tanto voluto essere lì e non hanno potuto… abbiamo anche provato a chiamarne una al telefono per farle una sorpresa, ma non ci siamo riusciti. 😦 Fra l’altro, ho avuto anche il piacere di “conquistare” nuovi lettori (ciao Salvatore 😉 ).

Di quella sera purtroppo mi è rimasto un solo ricordo “visivo” (non ho portato con me la macchina fotografica, grrrrr), ovvero le foto scattate dalla madre di Valeria (a proposito, se ce ne sono altre, mandate, mandate). Eccone qui una (io sono quella bassa 😛 ):

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Parlando della libreria “La Penna Blu” in sé (visto che bella?), che dire… per tanto tempo l’ho vista soltanto in fotografia, ed è stato quasi surreale trovarmi finalmente lì. Due parole su questa coraggiosissima iniziativa: una libreria fornitissima, piena di iniziative, accogliente, mandata avanti da un gruppo tenace e instancabile capitanato dall’incredibile Raffaella. A queste persone va tutta la mia ammirazione e la mia stima. Ne approfitto per salutare gli zii del mio editore Danilo, la succitata Raffaella (un vero e proprio trio comico, credetemi), Marco e la sua ragazza, con cui il venerdì sera abbiamo fatto una bellissima cena a Trani (la famosa sciarpa è stata più ritrovata, per caso? 😉 ).

Dopo la presentazione, cena con Danilo, sua moglie Sabina e un frugoletto di nome Alice, un anno e mezzo e già capace di contare fino a 15… O_o Mi è stato detto che, la sera dopo la mia partenza, ancora diceva “Daaaaana!” (tenerezza infinita).

Passiamo al venerdì mattina. Dopo essere andata a dormire più o meno alle due ed essermi svegliata alle sei, siamo saltati in macchina con Danilo e abbiamo percorso la luuuunga strada fino a Ostuni, dove ho incontrato i ragazzi del liceo scientifico “Pepe”, coinvolti in un progetto innovativo che prevede la lettura dell’intera trilogia in e-book (perché stanno arrivando gli e-book, eh? 😉 ). Insomma, quei poveretti dovranno sorbirsi i miei libri per le vacanze estive. Spero che non mi odino troppo per questo! 😛

Piccola parentesi su questa esperienza “scolastica”: ho sempre conosciuto la scuola come alunna, ed è stato davvero interessante vederla per una volta dall’altro lato della barricata, quello degli insegnanti, e scoprirne alcuni capaci di amare il proprio lavoro con tutta l’anima e fare di tutto per il benessere, la crescita e il futuro di questi ragazzi, anche a costo di uscire fuori dagli schemi (professore Aprile – spero che il nome sia giusto – conoscerla è stato davvero istruttivo 🙂 ).

Dopo l’incontro con i ragazzi, come già detto, siamo scappati a Bari per il pranzo con Chiara, fra l’altro ex alunna di Danilo. E’ stato divertentissimo scoprire di essere molto, molto simili (ecco perché si era immedesimata tanto in Elli, mio vero e proprio alter ego), a partire dal senso dell’orientamento (inesistente) per finire ai malanni (entrambe siamo giunte la sera a Casamassima, luogo della successiva presentazione, alquanto malandate, coincidenza che ha provocato una vera e propria crisi di ilarità).

E adesso parliamo di Casamassima, della libreria-caffetteria Macondo e della mia nuova eroina: Marcella Zaccheo, la creatrice di un luogo magico che mi ha rapito il cuore.

I libri hanno l’incredibile potere (ed è uno dei motivi per cui li amo tanto) di unire persone anche fisicamente lontane fra di loro, creando a volte legami impensabili. Qualche mese fa, per caso, ho digitato il mio nome su fb, e ho scoperto questa adorabile libreria-caffetteria (proprio il luogo che frequenterei ogni giorno, se potessi) di un paesino del barese che consigliava il mio libro sulla sua pagina. Ho messo subito un bel “mi piace”, provocando così la reazione stupita della titolare (“come ci hai trovato?” mi ha chiesto subito). Qualche messaggio di reciproca ammirazione e un desiderio (“mi piacerebbe averti qui prima o poi”… “certo, chissà, un giorno”). Inutile dire che, quando si è prospettata la possibilità di questo viaggio, ho subito contattato Marcella per organizzare il tutto.

Detto fatto: il venerdì sera, Danilo, io e Chiara (entrambe zoppicanti, come dicevo prima) siamo approdati nel luogo dei miei sogni. La presentazione alla Macondo è stata davvero magica, permeata da un’atmosfera del tutto particolare. Persone che amano i libri che si scambiano idee e opinioni davanti a una tazza fumante… la mia immagine del paradiso, più o meno! Un carissimo saluto a tutti i presenti, a Marcella e alla sua intera famiglia, alla mia fan Filomena e al suo papà (che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere), al giovane Fabio e ai suoi genitori (ragazzi così ci fanno davvero ben sperare per il futuro), alla signora spagnola di cui ahimé non ricordo il nome, alla grande fotografa  Zaneta Nawrot e alla figlia Jasmin, ad Alessandra e a Niki… e perdonate se dimentico qualcuno. 😛 Grazie di tutto.

Due ricordi della serata: io che firmo il “muro delle celebrità” della Macondo (che emozione) e un momento della presentazione con me e Danilo:

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E arriviamo così al sabato, il giorno degli incontri al liceo De Sanctis di Trani, dove ho avuto il piacere di ritrovare Valeria e di conoscere tanti suoi compagni di scuola. Purtroppo eravate troppi per poter ricordare i vostri nomi (immaginate quattro incontri con una media di due/tre classi a testa… O_o ), ma i vostri visi sono tutti stampati nella mia mente. Sono stata letteralmente e piacevolmente assalita dalle domande di questi fantastici lettori, e gli applausi scroscianti che mi hanno tributato mi hanno sorpreso e commosso come mai nella vita. Un grazie immenso a tutti voi! 😀

E ora foto, foto, foto:

Io e i ragazzi 1

Io e i ragazzi 1

Io e i ragazzi 2

Io e i ragazzi 2

Io e i ragazzi 3 (un po' sfuocata, peccato)

Io e i ragazzi 3 (un po’ sfuocata, peccato)

Io e le prof. Angela Sciancalepore e Rosalba Curci

Io e le prof. Angela Sciancalepore e Rosalba Curci

Una bella panoramica

Una bella panoramica

Dopo questa esperienza che mi ha lasciato senza fiato (sia per l’emozione, sia per il fatto di aver parlato per diverse ore senza interruzioni XD ), pranzo veloce (molto veloce) nella splendida Trani, di cui mi resta questo bel ricordo:

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Fra parentesi, per scattare questa foto il mio altissimo editore è stato costretto a sdraiarsi quasi a terra, nel tentativo di prendere sia il mare che la cattedrale. Cosa non si fa per i proprio autori! 😛 Ne approfitto per rivolgere un enorme ringraziamento a Danilo, uno degli ideatori e l’anima di questa folle e meravigliosa impresa che è stata “La Penna Blu Edizioni” (adesso “Associazione Culturale La Penna Blu”), e che per portarla avanti fa i salti mortali (constatato con i miei occhi), sostenendo ritmi impossibili per qualunque altro essere umano. La passione per ciò che fa riesce davvero a spingerlo al di là di qualunque limite. Infine, ultimo ma non meno importante, un saluto gigantesco al “Gentilissimo Signor Marano”, presidente dell’Associazione nonché papà di Danilo, che negli ultimi anni ho fatto impazzire rivolgendomi a lui per i problemi più disparati, e che è venuto a prendermi all’aeroporto accogliendomi con un gran sorriso e uno stupendo: “Benvenuta in Puglia!”

Tornando alla cronaca di questo viaggio, dopo il pranzo con il bellissimo porto di Trani sulla sfondo, via… corsa in macchina (eravamo abbastanza in ritardo) per andare a prendere quell’aereo che mi ha portato lontano dalla Puglia e dalle persone che mi rimarranno per sempre nel cuore. Tornare alla vita reale, ve l’assicuro, è stato uno shock! Per cui spero davvero di poter tornare prestissimo da tutti voi! 😀

Grazie, di cuore.

Disavventure letterarie – Terza puntata

CARO EDITORE, TI SCRIVO (consigli semi-seri su come NON rivolgersi a un editore)

Ok, ci siamo.

Il nostro capolavoro è concluso. L’abbiamo letto e riletto fino a diventare strabici, l’abbiamo impaginato, l’abbiamo fatto leggere a tutti quelli disposti a farlo (e anche a qualcuno che tanto disposto non era… ma l’abbiamo supplicato/ricattato/altro – non vogliamo indagare oltre – e alla fine ha ceduto). Ora il nostro romanzo è pronto ad andare in giro per il mondo.

A questo punto, sorge il dilemma.

Come ci si rivolge a Sua Maestà la Casa Editrice? Qual è il modo giusto di approcciarsi a coloro che hanno potere di vita e di morte sul frutto di tutte le nostre fatiche e sul seme di tutte le nostre speranze? In pratica, cosa accidenti dovremmo scrivere nella lettera (e-mail, nel caso di invio in formato elettronico) che – di buona norma – dovrebbe accompagnare il testo e fungere da primo contatto con l’editore?

Intanto ogni bravo esordiente dovrebbe tenere conto di un piccolo, microscopico, insignificante particolare. Rammentatelo in ogni momento, perché è cosa buona e giusta: ogni singola casa editrice dell’universo, ogni santo giorno, viene letteralmente sommersa dagli inediti, e probabilmente i poveri redattori/lettori la notte sono tormentati da incubi in cui romanzi mal rilegati li inseguono con le fauci spalancate.

Tanto per darvene un’idea, ecco qui di seguito la classica redazione intenta a ricevere e smistare la posta del mattino:

Quindi tenete conto che vi state rivolgendo a gente stanca, esaurita e che, soprattutto, le ha viste tutte. Per cui dimenticate di poterli stupire con effetti speciali.

Essi conoscono alla perfezione tutti i trucchetti che potreste mai sperare di utilizzare per colpire la loro attenzione, e ormai al solo percepire certi atteggiamenti si ricoprono all’istante di pustole ed eritemi.

Esistono infatti alcune categorie di aspiranti scrittori particolarmente invise alle redazioni di tutto il mondo, che si possono però ricondurre a tre specifici esemplari:

– Esemplare inviso numero 1: Colui che è Troppo Genio.

L’appartenete a questa specie tende ad assumere un atteggiamento patologicamente sicuro di sé, nella pia illusione che questo faccia gridare il redattore di turno al miracolo pensando: “ecco qui uno – l’unico in tutto il sistema solare – che crede veramente in se stesso e nella sua opera!”

Orbene, è la vostra opera, appunto. Se non ci credete voi, chi dovrebbe crederci, Babbo Natale? Quindi state tranquilli: il fortunato che leggerà la vostra e-mail o aprirà il plico col vostro manoscritto è già consapevole che voi ci credete, quindi rimarcargli il concetto potrebbe risultare un filino controproducente.

Il “Troppo Genio” esordirà dicendo che il suo romanzo affronta temi profondi e immensamente interessanti, che è stato scritto con una cura del particolare e una perizia davvero non comuni,  che diverse eminenti personalità (non meglio identificate) l’hanno trovato un capolavoro e che sarebbero davvero stupidi e incauti – ebbene sì, accade anche questo – a lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. Per cui è l’autore stesso a consigliare caldamente alla Spett.bile casa editrice di leggere il manoscritto dall’inizio alla fine, nella certezza di un loro riscontro più che positivo.

Il redattore reagirà più o meno così:

La lettera in questione, naturalmente, farà subito il giro di tutto l’ufficio, trascinandosi dietro un coro di risate sempre più fragoroso. E il manoscritto del Troppo Genio, con grande probabilità, finirà nel cestino della cartastraccia dopo un’occhiata alle prime due righe.

– Esemplare inviso numero 2: Colui che Implora.

Gli appartenenti a questo secondo macro-gruppo adottano tutta un’altra strategia, nella convinzione che la redazione vada… commossa.

Partono quindi in quarta con una sequela di suppliche accorate: “Vi prego, ho messo tutta la mia anima in questo libro, ci ho lavorato giorno e notte, feriali e festivi, durante il lavoro quando il capo era distratto, avevo la mamma malata ma l’ho lasciata nel suo brodo per continuare a scrivere… non merito una chance?”

Faccia del redattore (che è già una riposta sufficiente all’ultima domanda):

Colui che Implora potrebbe cadere ancora più in basso, aggiungendo una postilla di questo tipo: “alla mia prozia è piaciuto tanto… e anche a tutti i miei amici. Per favore, almeno leggetelo. Grazie mille.”

La reazione del redattore sarà più o meno questa:

Credetemi sulla parola: alla casa editrice y non gliene può fregare un cavoletto di Bruxelles se ai vostri amici è piaciuto tanto, e poi, diciamocelo, giungere a questi estremi è umiliante.

– Esemplare inviso numero 3: Colui che Lecca i Piedi

Dopo quelli che pensano sia il caso, rispettivamente, di ingolosire e supplicare, ecco quelli che ritengono sia meglio blandire.

E allora tentano la vecchia ma sempre verde carta dell’adulazione: “Ho sempre ammirato tantissimo la vostra casa editrice, compro tutti i vostri romanzi per puro principio, perché so che voi valete! Ecco perché ci terrei tantissimo a essere dei vostri e vi mando il mio misero manoscritto nella speranza che voi vi degniate, con l ‘affabilità e la condiscendenza che vi contraddistinguono, di prenderlo in considerazione. Con infinita umiltà e rispetto… vostro Signor Collins!” 😛

Giù alla casa editrice, naturalmente, crederanno a ogni parola e a ogni singola lode sperticata nei loro confronti, e ne saranno molto colpiti:

Quindi, qual è la cosa giusta da fare (IMHO, ovviamente)?

E’ molto semplice: assumere un atteggiamento professionale. Tutto qui.

Comportatevi come fareste presentandovi a un qualunque datore di lavoro e impostate la vostra lettera di accompagnamento in tal senso. Cominciate con una bella intestazione e due righe in cui dite chi siete e il titolo dell’opera che intendete sottoporre all’attenzione della casa editrice (magari accennando il genere a cui appartiene ed essendovi assicurati per tempo di non stare spedendo il vostro ultimo romanzo erotico agli Editori Cristiani Riuniti). Specificate che state allegando i vostri dati e una breve (breve!) sinossi dell’opera, aggiungete cordiali saluti… e addio. Pensate sia poco? Beh, il redattore probabilmente no, perché in 99 casi su 100 quel che gli passerà per la mente sarà più o meno questo: “finalmente, uno normale!”

Un redattore felice

Ovviamente, nel caso di editori che non si dichiarano esplicitamente interessati a inediti, prima di spedire il malloppone sarebbe il caso di inviare un’e-mail (sempre molto formale e very professional) per assicurarvi dell’eventuale disponibilità a valutare la vostra opera o una selezione di essa (alcune fra le grandi vi rispondono e vi danno tutte le informazioni necessarie… testato personalmente 😉 ).

In questo modo – sempre a mio personale parere e in base alla mia esperienza – l’aspirante autore eviterà di rendersi un tantino ridicolo e di generare un pessimo impatto proprio su quelli che, lette poche pagine, potrebbero decidere di cestinargli il manoscritto per direttissima e senza possibilità di appello.

Le prime impressioni, che ci crediate o no, contano! 😉

Disavventure letterarie – Seconda Puntata

LETTERE DI RIFIUTO, PRENDIAMOLA CON FILOSOFIA (consigli semi-seri su come barcamenarsi nel mondo dell’editoria)

La lettera che nessun autore vorrebbe mai ricevere… 😛

In mezzo alla catasta di cianfrusaglie che affollano il mio armadio (e da cui prima o poi verrò aggredita all’apertura dello sportello) c’è una certa scatola. Nella suddetta scatola c’è una pila di buste alta alcuni centimetri. I nomi dei mittenti sono svariati, e fra di essi ce ne sono alcuni che fanno tremare i polsi di ogni aspirante scrittore.

Suvvia, ci abbiamo provato quasi tutti. Il colpaccio si tenta, specialmente quando sei un pulcino di autore alla tua prima sortita nel mondo reale e campi ancora nella pia illusione che tutti stiano aspettando soltanto il tuo capolavoro.  E allora lo invii a chiunque, ma proprio a chiunque: a quelli che accettano inediti e a quelli che piuttosto si sparerebbero e maledicono ogni nuovo stramaledetto esordiente che invade i loro uffici; ai grandi e ai piccoli; a chi lo vuole e a chi non lo vuole. Prendi gli indirizzi dove capita, specialmente quando nei siti ufficiali non c’è niente di simile a un “se volete inviare i vostri inediti, da questa parte prego” (e l’assenza di una simile indicazione dovrebbe già far riflettere).

Ora, quando si attua una simile invasione indiscriminata (ma spesso e volentieri anche quando si segue un iter più razionale) la prassi è quella di venire del tutto ignorati. Si consiglia caldamente, in questi casi, di NON bombardare successivamente gli editori prescelti con e-mail di questo tono: “sei mesi fa vi ho inviato il mio manoscritto… posso sapere se lo avete letto?”

Se non vi hanno risposto, è difficile che l’abbiano letto, ed è più ancora più difficile che vi stiano già preparando il contratto.

Bene che vi vada, invece, riceverete a casa una letterina.

Piccolina, caruccia, col logo della casa editrice super famosa proprio lì in bella mostra, se di casa editrice super famosa si tratta.

In questo caso non vi emozionate troppo, non correte ad avvisare amici e parenti, non iniziate a programmare le risposte che darete a Fabio Fazio quando vi inviterà a Che tempo fa. Perché nel 99,9% dei casi si tratterà semplicemente del primo esemplare della vostra collezione: la temutissima, fatidica, terribile LETTERA DI RIFIUTO.

Diversamente da quanto si racconta il nostro Snoopy, la lettera di rifiuto standard esordisce di norma come segue: “Caro Signor Tal dei Tali, grazie per averci inviato il Suo manoscritto.

A questo punto ti vengono i crampi allo stomaco per l’emozione e addirittura ti spuntano due lacrimucce agli angoli degli occhi: ti stanno addirittura ringraziando! Buon segno. Ottimo.

Oppure no.

Perché un attimo dopo metti a fuoco le successive parole, e sono queste: “Purtroppo siamo spiacenti di informarla che…

E qui il tuo cuore, che fino a un attimo prima stava ballando la conga, si ferma, e la tua espressione diventa questa: 

Subito dopo il peso del mondo intero si abbatte sulla tua psiche turbata, e dalla delusione passi immediatamente al crollo fisico ed emotivo:

Dopo una mezz’oretta di pianto a go go, e una successiva fase catatonica in cui fissi il muro della tua stanza mirando in realtà le tue speranze infrante, ti fai coraggio, prendi un bel respiro e decidi di terminare la lettura dell’infernale missiva latrice di tanto incommensurabile dolore (solo ora, fra l’altro, ti rendi conto che la sua lunghezza è di due righe in totale, compresi i saluti): “… siamo spiacenti di informarla che non siamo interessati“, oppure “che non rispecchia le nostre attuali esigenze“, oppure “che non è in accordo con la nostra linea editoriale” e altre varianti di tal fatta.

Ovviamente non mancano i saluti, distinti o cordiali che siano.

Terminata la lettura, di solito l’autore respinto la prende con classe e molta filosofia, e con flemma degna di un monaco tibetano pensa più o meno quanto segue: “Sapete dove potete metterveli i vostri Cordiali Saluti?! Disgraz… stronz… incomp… non capite un ciufolo!”

Ok, ragazzi, lo imparerete presto: sono lettere di rifiuto prestampate, che vengono inviate identiche a tutti, cambiando solo il nome.

Ma la prima volta è uno shock, non c’è nulla da fare e non c’è niente che possa prepararvi alla mazzata. Mentre ancora reggete fra le mani quell’infame foglio di carta, ormai marchiato a fuoco dalle vostre lacrime, la domanda sorge spontanea nel vostro cuoricino martoriato: l’avranno letto sul serio prima di rifiutarlo? Rassegnatevi: rimarrà un mistero tanto quanto il finale di Lost.

Perché la risposta è: forse che sì, forse che no. Per quanto riguarda i colossi editoriali, infatti, la prassi è che i redattori diano un’occhiata veloce (molto veloce) ai manoscritti in arrivo (sempre che la politica della casa editrice lo preveda). Se, e sottolineo se, l’inizio del manoscritto desterà in loro un qualche interesse, verrà successivamente inviato ai lettori preposti alla selezione del materiale, e quindi partirà l’iter di valutazione vero e proprio. Per quanto riguarda le case editrici più piccoline (quelle serie e oneste, ovviamente, parlerò dell’EAP in una successiva puntata), è più probabile invece che il vostro manoscritto venga letto integralmente. In ambedue i casi, non aspettatevi una risposta prima di 6/8 mesi.

Ebbene sì, non fate quella faccia: 6/8 mesi (anzi, diffidate delle case editrici medio/piccole che vi rispondono in tempi brevissimi… in quel caso è facile che ci sia sotto l’imbroglio).

Le case editrici sono brutte e cattive? Beh, non proprio. Dobbiamo renderci conto che vengono letteralmente sommerse di materiale spesso non richiesto e spesso di dubbia qualità. E’ normale dunque che in qualche modo debbano far fronte a tutto questo marasma. Può darsi che così facendo si lascino sfuggire il caso editoriale dell’anno (tipo il nostro romanzo)? Può darsi sì, ma – ed è una realtà dura da mandare giù – ci sono editori che sicuramente possono permettersi di correre questo pericolo e dormire comunque sonni tranquilli.

Il mio consiglio è: calma e sangue freddo.

Non è la fine del mondo. Non significa necessariamente che il vostro libro sia una “cagata pazzesca” (per citare il Ragionier Fantozzi), né significa necessariamente che il mondo dell’editoria sia marcio fino al midollo e che vadano avanti solo i raccomandati e i figli di papà. Significa solo che questa volta è andata male, ma la prossima potrebbe andar meglio.

Per questo conservo ancora tutte le lettere di rifiuto nella mia bella scatolina: mi ricordano che per cento persone che ti diranno “no” forse ce ne sarà una, una sola, che ti dirà “sì”, ma tanto basterà. Quindi non arrendiamoci. Piuttosto, cerchiamo di presentarci al mondo esterno nel modo opportuno e con una certa dose di razionalità.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata! 😉

Vi lascio con un piccolo invito musicale a mantenere il giusto atteggiamento! 🙂

Disavventure letterarie – Prima Puntata

LA SCRITTRICE IN CERCA DI REQUIE (resoconto umoristico dell’insidie casalinghe che minacciano la stesura di un libro).

Tempo fa, adesso purtroppo non ricordo in quale libro e chi fosse lo scrittore, mi sono imbattuta in una nota finale in cui l’autore ringraziava di cuore la persona che gli aveva prestato la propria casa al lago per il tempo necessario a finire il romanzo (l’ultimo di una trilogia, se non sbaglio).

Riuscite a immaginarlo? Mettere la parola fine alla propria saga nella pace degli angeli, in una casa immersa nel verde, con nessun altro suono che non sia il fruscio delle foglie, il soffio del vento e il canto degli uccellini.

In mancanza di amici generosi provvisti di alloggi lacustri, personalmente mi trovo invece in una situazione più simile a quella di zia Jane Austen, che abitava in una casa non grandissima e piena di parenti che andavano e venivano a tutte le ore.

Adesso tenterò dunque di fornirvi un quadro dettagliato della situazione in cui la Trilogia dell’Averon è stata (e tuttora viene) scritta.

Intanto dovete sapere che, a causa della cronica mancanza di spazio, esercito il mio lavoro di imbrattafogli in un tavolino nel vano d’ingresso, proprio dietro la porta di casa (fa molto Jo di Piccole Donne… ma almeno lei aveva la soffitta XD).

La scena che dovete immaginare è la seguente: dopo aver avvisato i miei familiari di tenersi a distanza di sicurezza se tengono alla propria vita, raggiungo il mio angolino, mi siedo, passo una mezz’ora a selezionare i brani musicali più adatti alle scene del giorno e me li metto tutti in bell’ordine (purtroppo non posso isolarmi con le cuffie perché se no poi mi fanno male le orecchie -.-). Rileggo ciò che ho scritto il giorno prima, consulto i miei caotici appunti e poi… pronti, partenza, via.

Oppure no.

Mi sono infatti appena calata nell’atmosfera drammatica e/o romantica e/o commovente del momento, mi è pure venuta un’idea che mi pare geniale… quand’ecco che, con una puntualità sconcertante, parte il coro:

– Bambina dall’altro lato della strada: piange a pieni polmoni (questo frugoletto piange sempre, da quando qualche mese fa è venuta al mondo per la rovina di molti; piange la mattina, il pomeriggio, la sera e anche la notte).

– Cane piccolo dei vicini: ‹Cai cai cai cai cai cai cai› (e molti altri cai).

– Cane piccolo degli altri vicini, dalla terrazza accanto (risponde al primo): ‹Bau, bau, bau, bau›.

–  Cane enorme (praticamente un orso) dei nostri vicini di pianerottolo (che litiga con i primi due e lancia loro occhiate minacciose): ‹WOOF, WOOF, WOOF, WOOF› (traduzione dal cagnese: ‹se riesco a venir giù vi sbrano, luride pulci; vedete se prima o poi non trovo il modo di scendere!›).

– Bambina di prima: continua a piangere.

– Madre – sull’orlo dell’esaurimento nevoso – della suddetta bambina: ‹Bastaaaaaaa, smettilaaaaaaaaaa!!!›

– Telefono di casa mia: squilla.

– Io (con le mani sospese sulla tastiera, cercando disperatamente di non farmi sfuggire di mente l’idea  super fantasmagorica che avevo partorito pocanzi): ‹Chi ci vaaaaaaa?› Nessuna risposta. ‹Ci devo andare iooo?›. Nessuna risposta. E siccome chi tace acconsente, mi alzo e vado a rispondere.

– Signorina dall’altro lato del telefono (super pimpante): ‹Salve, la chiamo per conto della Frodi per Tutti S.r.l. Vorremmo fornirle un buono sconto per una vacanza nel Paese dei Balocchi, le interessa?›

– Io (di umor nero): ‹No, guardi, ci sono stata giusto l’altro mese› (riattacco).

Torno alla mia postazione. Vago con la mente alla ricerca della frase perduta. Eccola… mi pare che fosse proprio così. Ok, forse non era proprio così, però può andare anche questa. Mi appresto a metterla nero su bianco, quando…

– Trapano (da qualche parte nelle vicinanze): ratrrrr-trrr-trrrrrratraaaaaaaa-trrrrrr…

– Bambina indemoniata: continua imperterrita a strillare.

– Cani dei vicini (tutti e tre insieme): si lanciano parolacce in cagnese, trovando anche il tempo di litigare con un paio di gatti che passavano di là.

– Mia madre (urlando dall’altro lato della casa): ‹Loredanaaaa, sto cucendo e non riesco a beccare la cruna dell’ago… vieni tu a mettere il filooooo?›

– Io (urlando a mia volta): ‹Perché non ti rassegni e non ti decidi a metterti gli occhiali?›

– Mia madre (indignata): ‹Ma se ci vedo benissimo!›

– Io (con la stessa faccia di Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato, quando lo interrompono mentre scrive): mi alzo, compio il mio dovere di assistente sarta e torno al mio tavolino. Con le tempie fra le mani cerco la frase famosa, quella super bella… ma ormai è andata. Sbatto più volte la testa contro il sopraccitato tavolino, poi faccio un respiro profondo e mi appresto a rimettermi al lavoro. Non importa, ne troverò una più bella ancora.

– Cane grosso dei vicini (che nel frattempo viene portato fuori per la passeggiata giornaliera): abbaia come un forsennato uscendo dall’appartamento dei padroni, si fionda verso l’ascensore, prende male la curva e si abbatte contro la porta d’ingresso di casa mia (ricordiamoci che io sono proprio lì dietro), causandomi un principio di infarto.

– Porta di casa mia: trema ma resiste.

Mi riprendo dall’infarto, riesco a scrivere qualche paragrafo. Ecco… sono arrivata a un punto importante della storia. Sono anni che aspetto di scrivere questa scena e finalmente eccomi qui. Un attimo solo che metto una bella musica di sottofondo che ci sta benissim…

– Portiere del mio stabile (che vaga di piano in piano per effettuare la lettura dell’acqua): ‹O sooole mioooooooo, sta ‘nfronte a meeeeee. O sole miiiio, sta ‘nfronte a meeeeeee.”› Se la cava egregiamente fino all’acuto finale, dove purtroppo stecca di brutto. Peccato.

– Cane grosso dei vicini (che intanto è ritornato dalla passeggiata): ‹WOOF WOOF WOOOOOF!› (traduzione: ‹luridi cagnetti, vi ucciderò!›)

– Mia sorella (da qualche stanza più in là, di fronte all’altro pc): ‹Loryyyyyyy, facebook fa’ cose strane: stavo mandando un messaggio e mi si è cancellato tutto! Puoi venireeeee?›

– Io: ‹Ehm… devo proprio?›

– Mia sorella: ‹Per favoooore, un attimo soooolo!›

Mi alzo, vado a prestare la mia assistenza di tecnico informatico e torno. Fisso un po’ la parete con sguardo vacuo, senza avere la più pallida idea di cosa stessi scrivendo e perché.

– Mio padre (che per qualche strano motivo ama fare la radiocronaca di ogni singola azione che compie, annunciandola in tempo reale a tutta la famiglia): ‹Vado a farmi un sonnellinooooooooooo!›

– Io: … -.-

– Mio padre (con lo stesso tono della particella di sodio quando chiede se c’è nessuno): ‹Ho detto: vado a farmi un sonnellinoooooo!›

– Io (rassegnata): ‹Ok, dormi beneeeeee!› =_=’

– Telefono di casa: risquilla. Più volte.

– Io: ‹Ci devo andare ioooo????›

– Mio padre: ‹Io sto già dormendo.›

– Io (inasprita per la presa in giro): ‹Non è vero: stai parlando con me!›

– Mio padre: russa.

– Mia sorella: non pervenuta.

– Mia madre: non pervenuta.

– Io (dopo aver preso a morsi la tastiera): mi alzo e vado a rispondere.

– Tizio all’altro capo del telefono (più scoglionato di me): ‹Vuole provare un depuratore per l’acqua?›

– Io: ‹No, ma vorrei tanto scrivere un romanzo. Lei mi può aiutare?›

– Tizio: riattacca.

– Mia madre (riemersa da chissà dove): ‹Chi eraa???????›

– Io:  ‹Uno con poco senso dell’umorismo!› 😛

Ma un giorno o l’altro tutto questo cambierà: quando avrò venduto un fantastiliardo di copie della trilogia me la comprerò pure io la casa al lago. E se il lago non c’è… lo farò realizzare apposta! XDD

Adesso vi lascio e torno a scrivere. Toh… sento giusto un abbaiar di cani! ^_^’

Qui è dove scriverò i miei prossimi libri!

Nell’attesa del terzo libro… ascoltate “Radio Atlan”! ;)

State aspettando con impazienza l’uscita del terzo libro? Visitate questa pagina del blog:

https://trilogiaaveron.wordpress.com/terzo-libro-il-mondo-di-atlan/e-nellattesa-un-po-di-atmosfera-musicale/

Ogni giorno (o quasi) vi inserirò uno o più fra i brani che ho ascoltato durante la stesura e che mi hanno ispirato (un po’ la mia personale “colonna sonora” del libro), insieme ad alcune piccole anticipazioni (rigorosamente no spoiler) sulla storia! 🙂

Il Mondo di Atlan – Parte Prima… coming soon! 🙂