Disavventure letterarie – Terza puntata

CARO EDITORE, TI SCRIVO (consigli semi-seri su come NON rivolgersi a un editore)

Ok, ci siamo.

Il nostro capolavoro è concluso. L’abbiamo letto e riletto fino a diventare strabici, l’abbiamo impaginato, l’abbiamo fatto leggere a tutti quelli disposti a farlo (e anche a qualcuno che tanto disposto non era… ma l’abbiamo supplicato/ricattato/altro – non vogliamo indagare oltre – e alla fine ha ceduto). Ora il nostro romanzo è pronto ad andare in giro per il mondo.

A questo punto, sorge il dilemma.

Come ci si rivolge a Sua Maestà la Casa Editrice? Qual è il modo giusto di approcciarsi a coloro che hanno potere di vita e di morte sul frutto di tutte le nostre fatiche e sul seme di tutte le nostre speranze? In pratica, cosa accidenti dovremmo scrivere nella lettera (e-mail, nel caso di invio in formato elettronico) che – di buona norma – dovrebbe accompagnare il testo e fungere da primo contatto con l’editore?

Intanto ogni bravo esordiente dovrebbe tenere conto di un piccolo, microscopico, insignificante particolare. Rammentatelo in ogni momento, perché è cosa buona e giusta: ogni singola casa editrice dell’universo, ogni santo giorno, viene letteralmente sommersa dagli inediti, e probabilmente i poveri redattori/lettori la notte sono tormentati da incubi in cui romanzi mal rilegati li inseguono con le fauci spalancate.

Tanto per darvene un’idea, ecco qui di seguito la classica redazione intenta a ricevere e smistare la posta del mattino:

Quindi tenete conto che vi state rivolgendo a gente stanca, esaurita e che, soprattutto, le ha viste tutte. Per cui dimenticate di poterli stupire con effetti speciali.

Essi conoscono alla perfezione tutti i trucchetti che potreste mai sperare di utilizzare per colpire la loro attenzione, e ormai al solo percepire certi atteggiamenti si ricoprono all’istante di pustole ed eritemi.

Esistono infatti alcune categorie di aspiranti scrittori particolarmente invise alle redazioni di tutto il mondo, che si possono però ricondurre a tre specifici esemplari:

– Esemplare inviso numero 1: Colui che è Troppo Genio.

L’appartenete a questa specie tende ad assumere un atteggiamento patologicamente sicuro di sé, nella pia illusione che questo faccia gridare il redattore di turno al miracolo pensando: “ecco qui uno – l’unico in tutto il sistema solare – che crede veramente in se stesso e nella sua opera!”

Orbene, è la vostra opera, appunto. Se non ci credete voi, chi dovrebbe crederci, Babbo Natale? Quindi state tranquilli: il fortunato che leggerà la vostra e-mail o aprirà il plico col vostro manoscritto è già consapevole che voi ci credete, quindi rimarcargli il concetto potrebbe risultare un filino controproducente.

Il “Troppo Genio” esordirà dicendo che il suo romanzo affronta temi profondi e immensamente interessanti, che è stato scritto con una cura del particolare e una perizia davvero non comuni,  che diverse eminenti personalità (non meglio identificate) l’hanno trovato un capolavoro e che sarebbero davvero stupidi e incauti – ebbene sì, accade anche questo – a lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. Per cui è l’autore stesso a consigliare caldamente alla Spett.bile casa editrice di leggere il manoscritto dall’inizio alla fine, nella certezza di un loro riscontro più che positivo.

Il redattore reagirà più o meno così:

La lettera in questione, naturalmente, farà subito il giro di tutto l’ufficio, trascinandosi dietro un coro di risate sempre più fragoroso. E il manoscritto del Troppo Genio, con grande probabilità, finirà nel cestino della cartastraccia dopo un’occhiata alle prime due righe.

– Esemplare inviso numero 2: Colui che Implora.

Gli appartenenti a questo secondo macro-gruppo adottano tutta un’altra strategia, nella convinzione che la redazione vada… commossa.

Partono quindi in quarta con una sequela di suppliche accorate: “Vi prego, ho messo tutta la mia anima in questo libro, ci ho lavorato giorno e notte, feriali e festivi, durante il lavoro quando il capo era distratto, avevo la mamma malata ma l’ho lasciata nel suo brodo per continuare a scrivere… non merito una chance?”

Faccia del redattore (che è già una riposta sufficiente all’ultima domanda):

Colui che Implora potrebbe cadere ancora più in basso, aggiungendo una postilla di questo tipo: “alla mia prozia è piaciuto tanto… e anche a tutti i miei amici. Per favore, almeno leggetelo. Grazie mille.”

La reazione del redattore sarà più o meno questa:

Credetemi sulla parola: alla casa editrice y non gliene può fregare un cavoletto di Bruxelles se ai vostri amici è piaciuto tanto, e poi, diciamocelo, giungere a questi estremi è umiliante.

– Esemplare inviso numero 3: Colui che Lecca i Piedi

Dopo quelli che pensano sia il caso, rispettivamente, di ingolosire e supplicare, ecco quelli che ritengono sia meglio blandire.

E allora tentano la vecchia ma sempre verde carta dell’adulazione: “Ho sempre ammirato tantissimo la vostra casa editrice, compro tutti i vostri romanzi per puro principio, perché so che voi valete! Ecco perché ci terrei tantissimo a essere dei vostri e vi mando il mio misero manoscritto nella speranza che voi vi degniate, con l ‘affabilità e la condiscendenza che vi contraddistinguono, di prenderlo in considerazione. Con infinita umiltà e rispetto… vostro Signor Collins!” 😛

Giù alla casa editrice, naturalmente, crederanno a ogni parola e a ogni singola lode sperticata nei loro confronti, e ne saranno molto colpiti:

Quindi, qual è la cosa giusta da fare (IMHO, ovviamente)?

E’ molto semplice: assumere un atteggiamento professionale. Tutto qui.

Comportatevi come fareste presentandovi a un qualunque datore di lavoro e impostate la vostra lettera di accompagnamento in tal senso. Cominciate con una bella intestazione e due righe in cui dite chi siete e il titolo dell’opera che intendete sottoporre all’attenzione della casa editrice (magari accennando il genere a cui appartiene ed essendovi assicurati per tempo di non stare spedendo il vostro ultimo romanzo erotico agli Editori Cristiani Riuniti). Specificate che state allegando i vostri dati e una breve (breve!) sinossi dell’opera, aggiungete cordiali saluti… e addio. Pensate sia poco? Beh, il redattore probabilmente no, perché in 99 casi su 100 quel che gli passerà per la mente sarà più o meno questo: “finalmente, uno normale!”

Un redattore felice

Ovviamente, nel caso di editori che non si dichiarano esplicitamente interessati a inediti, prima di spedire il malloppone sarebbe il caso di inviare un’e-mail (sempre molto formale e very professional) per assicurarvi dell’eventuale disponibilità a valutare la vostra opera o una selezione di essa (alcune fra le grandi vi rispondono e vi danno tutte le informazioni necessarie… testato personalmente 😉 ).

In questo modo – sempre a mio personale parere e in base alla mia esperienza – l’aspirante autore eviterà di rendersi un tantino ridicolo e di generare un pessimo impatto proprio su quelli che, lette poche pagine, potrebbero decidere di cestinargli il manoscritto per direttissima e senza possibilità di appello.

Le prime impressioni, che ci crediate o no, contano! 😉

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5 commenti

  1. Grandissimo post! 😉
    Tra l’altro, da un po’ a questa parte, è possibile spedire il manoscritto compilando un semplice form sul sito della casa editrice (quelle che lo consentono).

    PS: ahahahah! Il signor Collins… paragone azzeccatissimo, non ho potuto non ridere lì!

    Rispondi
    • @MissMeiko: sì, questa dei form in effetti è un’ottima soluzione. Credo però che siano soprattutto le case medio/piccole ad adottarla, quelle insomma disposte a ricevere inediti e che quindi hanno tutto l’interesse a cercare di gestire gli invii in modo razionale. Almeno credo. Tu hai notizia di qualche “big” che ha adottato questo sistema? Sarebbe interessante. In caso segnala pure! 😉

      Eh eh, sì, il Signor Collins è il re incontrastato degli adulatori! XD Adoro quello del 1940, mi fa troppo ridere! 😉

      Rispondi
      • Be’ sì, effettivamente sono le medio/piccole CE che utilizzano questo metodo. Magari nel tempo si conformeranno a questo modo di fare anche le grandi, chissà! 🙂

        PS: oh no, io non conosco questa versione del ’40, ma quella del ’95 (sceneggiato BBC). L’importante è evitare il film con la Knightley: terribile! :-p

  2. @MissMeiko: non hai mai visto la versione del ’40? Allora ti consiglio di rimediare, se riesci a beccarla da qualche parte. Per quanto ci siano alcune differenze rispetto al libro, Laurence Olivier nei panni di Darcy è uno spettacolo! 😉

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