Disavventure letterarie – Prima Puntata

LA SCRITTRICE IN CERCA DI REQUIE (resoconto umoristico dell’insidie casalinghe che minacciano la stesura di un libro).

Tempo fa, adesso purtroppo non ricordo in quale libro e chi fosse lo scrittore, mi sono imbattuta in una nota finale in cui l’autore ringraziava di cuore la persona che gli aveva prestato la propria casa al lago per il tempo necessario a finire il romanzo (l’ultimo di una trilogia, se non sbaglio).

Riuscite a immaginarlo? Mettere la parola fine alla propria saga nella pace degli angeli, in una casa immersa nel verde, con nessun altro suono che non sia il fruscio delle foglie, il soffio del vento e il canto degli uccellini.

In mancanza di amici generosi provvisti di alloggi lacustri, personalmente mi trovo invece in una situazione più simile a quella di zia Jane Austen, che abitava in una casa non grandissima e piena di parenti che andavano e venivano a tutte le ore.

Adesso tenterò dunque di fornirvi un quadro dettagliato della situazione in cui la Trilogia dell’Averon è stata (e tuttora viene) scritta.

Intanto dovete sapere che, a causa della cronica mancanza di spazio, esercito il mio lavoro di imbrattafogli in un tavolino nel vano d’ingresso, proprio dietro la porta di casa (fa molto Jo di Piccole Donne… ma almeno lei aveva la soffitta XD).

La scena che dovete immaginare è la seguente: dopo aver avvisato i miei familiari di tenersi a distanza di sicurezza se tengono alla propria vita, raggiungo il mio angolino, mi siedo, passo una mezz’ora a selezionare i brani musicali più adatti alle scene del giorno e me li metto tutti in bell’ordine (purtroppo non posso isolarmi con le cuffie perché se no poi mi fanno male le orecchie -.-). Rileggo ciò che ho scritto il giorno prima, consulto i miei caotici appunti e poi… pronti, partenza, via.

Oppure no.

Mi sono infatti appena calata nell’atmosfera drammatica e/o romantica e/o commovente del momento, mi è pure venuta un’idea che mi pare geniale… quand’ecco che, con una puntualità sconcertante, parte il coro:

– Bambina dall’altro lato della strada: piange a pieni polmoni (questo frugoletto piange sempre, da quando qualche mese fa è venuta al mondo per la rovina di molti; piange la mattina, il pomeriggio, la sera e anche la notte).

– Cane piccolo dei vicini: ‹Cai cai cai cai cai cai cai› (e molti altri cai).

– Cane piccolo degli altri vicini, dalla terrazza accanto (risponde al primo): ‹Bau, bau, bau, bau›.

–  Cane enorme (praticamente un orso) dei nostri vicini di pianerottolo (che litiga con i primi due e lancia loro occhiate minacciose): ‹WOOF, WOOF, WOOF, WOOF› (traduzione dal cagnese: ‹se riesco a venir giù vi sbrano, luride pulci; vedete se prima o poi non trovo il modo di scendere!›).

– Bambina di prima: continua a piangere.

– Madre – sull’orlo dell’esaurimento nevoso – della suddetta bambina: ‹Bastaaaaaaa, smettilaaaaaaaaaa!!!›

– Telefono di casa mia: squilla.

– Io (con le mani sospese sulla tastiera, cercando disperatamente di non farmi sfuggire di mente l’idea  super fantasmagorica che avevo partorito pocanzi): ‹Chi ci vaaaaaaa?› Nessuna risposta. ‹Ci devo andare iooo?›. Nessuna risposta. E siccome chi tace acconsente, mi alzo e vado a rispondere.

– Signorina dall’altro lato del telefono (super pimpante): ‹Salve, la chiamo per conto della Frodi per Tutti S.r.l. Vorremmo fornirle un buono sconto per una vacanza nel Paese dei Balocchi, le interessa?›

– Io (di umor nero): ‹No, guardi, ci sono stata giusto l’altro mese› (riattacco).

Torno alla mia postazione. Vago con la mente alla ricerca della frase perduta. Eccola… mi pare che fosse proprio così. Ok, forse non era proprio così, però può andare anche questa. Mi appresto a metterla nero su bianco, quando…

– Trapano (da qualche parte nelle vicinanze): ratrrrr-trrr-trrrrrratraaaaaaaa-trrrrrr…

– Bambina indemoniata: continua imperterrita a strillare.

– Cani dei vicini (tutti e tre insieme): si lanciano parolacce in cagnese, trovando anche il tempo di litigare con un paio di gatti che passavano di là.

– Mia madre (urlando dall’altro lato della casa): ‹Loredanaaaa, sto cucendo e non riesco a beccare la cruna dell’ago… vieni tu a mettere il filooooo?›

– Io (urlando a mia volta): ‹Perché non ti rassegni e non ti decidi a metterti gli occhiali?›

– Mia madre (indignata): ‹Ma se ci vedo benissimo!›

– Io (con la stessa faccia di Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato, quando lo interrompono mentre scrive): mi alzo, compio il mio dovere di assistente sarta e torno al mio tavolino. Con le tempie fra le mani cerco la frase famosa, quella super bella… ma ormai è andata. Sbatto più volte la testa contro il sopraccitato tavolino, poi faccio un respiro profondo e mi appresto a rimettermi al lavoro. Non importa, ne troverò una più bella ancora.

– Cane grosso dei vicini (che nel frattempo viene portato fuori per la passeggiata giornaliera): abbaia come un forsennato uscendo dall’appartamento dei padroni, si fionda verso l’ascensore, prende male la curva e si abbatte contro la porta d’ingresso di casa mia (ricordiamoci che io sono proprio lì dietro), causandomi un principio di infarto.

– Porta di casa mia: trema ma resiste.

Mi riprendo dall’infarto, riesco a scrivere qualche paragrafo. Ecco… sono arrivata a un punto importante della storia. Sono anni che aspetto di scrivere questa scena e finalmente eccomi qui. Un attimo solo che metto una bella musica di sottofondo che ci sta benissim…

– Portiere del mio stabile (che vaga di piano in piano per effettuare la lettura dell’acqua): ‹O sooole mioooooooo, sta ‘nfronte a meeeeee. O sole miiiio, sta ‘nfronte a meeeeeee.”› Se la cava egregiamente fino all’acuto finale, dove purtroppo stecca di brutto. Peccato.

– Cane grosso dei vicini (che intanto è ritornato dalla passeggiata): ‹WOOF WOOF WOOOOOF!› (traduzione: ‹luridi cagnetti, vi ucciderò!›)

– Mia sorella (da qualche stanza più in là, di fronte all’altro pc): ‹Loryyyyyyy, facebook fa’ cose strane: stavo mandando un messaggio e mi si è cancellato tutto! Puoi venireeeee?›

– Io: ‹Ehm… devo proprio?›

– Mia sorella: ‹Per favoooore, un attimo soooolo!›

Mi alzo, vado a prestare la mia assistenza di tecnico informatico e torno. Fisso un po’ la parete con sguardo vacuo, senza avere la più pallida idea di cosa stessi scrivendo e perché.

– Mio padre (che per qualche strano motivo ama fare la radiocronaca di ogni singola azione che compie, annunciandola in tempo reale a tutta la famiglia): ‹Vado a farmi un sonnellinooooooooooo!›

– Io: … -.-

– Mio padre (con lo stesso tono della particella di sodio quando chiede se c’è nessuno): ‹Ho detto: vado a farmi un sonnellinoooooo!›

– Io (rassegnata): ‹Ok, dormi beneeeeee!› =_=’

– Telefono di casa: risquilla. Più volte.

– Io: ‹Ci devo andare ioooo????›

– Mio padre: ‹Io sto già dormendo.›

– Io (inasprita per la presa in giro): ‹Non è vero: stai parlando con me!›

– Mio padre: russa.

– Mia sorella: non pervenuta.

– Mia madre: non pervenuta.

– Io (dopo aver preso a morsi la tastiera): mi alzo e vado a rispondere.

– Tizio all’altro capo del telefono (più scoglionato di me): ‹Vuole provare un depuratore per l’acqua?›

– Io: ‹No, ma vorrei tanto scrivere un romanzo. Lei mi può aiutare?›

– Tizio: riattacca.

– Mia madre (riemersa da chissà dove): ‹Chi eraa???????›

– Io:  ‹Uno con poco senso dell’umorismo!› 😛

Ma un giorno o l’altro tutto questo cambierà: quando avrò venduto un fantastiliardo di copie della trilogia me la comprerò pure io la casa al lago. E se il lago non c’è… lo farò realizzare apposta! XDD

Adesso vi lascio e torno a scrivere. Toh… sento giusto un abbaiar di cani! ^_^’

Qui è dove scriverò i miei prossimi libri!

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3 commenti

  1. Troppo, ma troppo divertente. Scrivere é un’ardua impresa in casa tua, a quanto pare…beh, io aspetto la seconda puntata sperando che nel frattempo i vicini di casa abbiano chiamo un esorcista, che il cane del pianerottola venga dato in adozione dopo aver mangiato gli altri 2 piccoli e che….no, troppe cose da cambiare, é più divertente leggere le ue avventure 😉

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  2. 😀 AHAHAHAH! No, va be’, troppo divertente! Un po’ è come a casa mia: giusto quando devo scrivere, ecco che succede di tutto. Tra chi mi chiama da una parte e chi mi manda un sms dall’altra, è la fine. Per non parlare del trapano… oh, ma quello proprio non manca mai, eh?! Io ci provo, magari anche scollegando FB e silenziando il cellulare, però serve a poco. Quando si tratta di un momento-no per la scrittura, è così che deve andare. Punto.
    C’è sempre qualcuno o qualcosa pronto a distrarci. XD

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    • @MisseMeiko: è vero… ci sono proprio giornate letterariamente “maledette”! XD In quel caso il più delle volte è meglio lasciar perdere e mettersi a fare altro! 😉

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