Disavventure letterarie – Terza puntata

CARO EDITORE, TI SCRIVO (consigli semi-seri su come NON rivolgersi a un editore)

Ok, ci siamo.

Il nostro capolavoro è concluso. L’abbiamo letto e riletto fino a diventare strabici, l’abbiamo impaginato, l’abbiamo fatto leggere a tutti quelli disposti a farlo (e anche a qualcuno che tanto disposto non era… ma l’abbiamo supplicato/ricattato/altro – non vogliamo indagare oltre – e alla fine ha ceduto). Ora il nostro romanzo è pronto ad andare in giro per il mondo.

A questo punto, sorge il dilemma.

Come ci si rivolge a Sua Maestà la Casa Editrice? Qual è il modo giusto di approcciarsi a coloro che hanno potere di vita e di morte sul frutto di tutte le nostre fatiche e sul seme di tutte le nostre speranze? In pratica, cosa accidenti dovremmo scrivere nella lettera (e-mail, nel caso di invio in formato elettronico) che – di buona norma – dovrebbe accompagnare il testo e fungere da primo contatto con l’editore?

Intanto ogni bravo esordiente dovrebbe tenere conto di un piccolo, microscopico, insignificante particolare. Rammentatelo in ogni momento, perché è cosa buona e giusta: ogni singola casa editrice dell’universo, ogni santo giorno, viene letteralmente sommersa dagli inediti, e probabilmente i poveri redattori/lettori la notte sono tormentati da incubi in cui romanzi mal rilegati li inseguono con le fauci spalancate.

Tanto per darvene un’idea, ecco qui di seguito la classica redazione intenta a ricevere e smistare la posta del mattino:

Quindi tenete conto che vi state rivolgendo a gente stanca, esaurita e che, soprattutto, le ha viste tutte. Per cui dimenticate di poterli stupire con effetti speciali.

Essi conoscono alla perfezione tutti i trucchetti che potreste mai sperare di utilizzare per colpire la loro attenzione, e ormai al solo percepire certi atteggiamenti si ricoprono all’istante di pustole ed eritemi.

Esistono infatti alcune categorie di aspiranti scrittori particolarmente invise alle redazioni di tutto il mondo, che si possono però ricondurre a tre specifici esemplari:

– Esemplare inviso numero 1: Colui che è Troppo Genio.

L’appartenete a questa specie tende ad assumere un atteggiamento patologicamente sicuro di sé, nella pia illusione che questo faccia gridare il redattore di turno al miracolo pensando: “ecco qui uno – l’unico in tutto il sistema solare – che crede veramente in se stesso e nella sua opera!”

Orbene, è la vostra opera, appunto. Se non ci credete voi, chi dovrebbe crederci, Babbo Natale? Quindi state tranquilli: il fortunato che leggerà la vostra e-mail o aprirà il plico col vostro manoscritto è già consapevole che voi ci credete, quindi rimarcargli il concetto potrebbe risultare un filino controproducente.

Il “Troppo Genio” esordirà dicendo che il suo romanzo affronta temi profondi e immensamente interessanti, che è stato scritto con una cura del particolare e una perizia davvero non comuni,  che diverse eminenti personalità (non meglio identificate) l’hanno trovato un capolavoro e che sarebbero davvero stupidi e incauti – ebbene sì, accade anche questo – a lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. Per cui è l’autore stesso a consigliare caldamente alla Spett.bile casa editrice di leggere il manoscritto dall’inizio alla fine, nella certezza di un loro riscontro più che positivo.

Il redattore reagirà più o meno così:

La lettera in questione, naturalmente, farà subito il giro di tutto l’ufficio, trascinandosi dietro un coro di risate sempre più fragoroso. E il manoscritto del Troppo Genio, con grande probabilità, finirà nel cestino della cartastraccia dopo un’occhiata alle prime due righe.

– Esemplare inviso numero 2: Colui che Implora.

Gli appartenenti a questo secondo macro-gruppo adottano tutta un’altra strategia, nella convinzione che la redazione vada… commossa.

Partono quindi in quarta con una sequela di suppliche accorate: “Vi prego, ho messo tutta la mia anima in questo libro, ci ho lavorato giorno e notte, feriali e festivi, durante il lavoro quando il capo era distratto, avevo la mamma malata ma l’ho lasciata nel suo brodo per continuare a scrivere… non merito una chance?”

Faccia del redattore (che è già una riposta sufficiente all’ultima domanda):

Colui che Implora potrebbe cadere ancora più in basso, aggiungendo una postilla di questo tipo: “alla mia prozia è piaciuto tanto… e anche a tutti i miei amici. Per favore, almeno leggetelo. Grazie mille.”

La reazione del redattore sarà più o meno questa:

Credetemi sulla parola: alla casa editrice y non gliene può fregare un cavoletto di Bruxelles se ai vostri amici è piaciuto tanto, e poi, diciamocelo, giungere a questi estremi è umiliante.

– Esemplare inviso numero 3: Colui che Lecca i Piedi

Dopo quelli che pensano sia il caso, rispettivamente, di ingolosire e supplicare, ecco quelli che ritengono sia meglio blandire.

E allora tentano la vecchia ma sempre verde carta dell’adulazione: “Ho sempre ammirato tantissimo la vostra casa editrice, compro tutti i vostri romanzi per puro principio, perché so che voi valete! Ecco perché ci terrei tantissimo a essere dei vostri e vi mando il mio misero manoscritto nella speranza che voi vi degniate, con l ‘affabilità e la condiscendenza che vi contraddistinguono, di prenderlo in considerazione. Con infinita umiltà e rispetto… vostro Signor Collins!” 😛

Giù alla casa editrice, naturalmente, crederanno a ogni parola e a ogni singola lode sperticata nei loro confronti, e ne saranno molto colpiti:

Quindi, qual è la cosa giusta da fare (IMHO, ovviamente)?

E’ molto semplice: assumere un atteggiamento professionale. Tutto qui.

Comportatevi come fareste presentandovi a un qualunque datore di lavoro e impostate la vostra lettera di accompagnamento in tal senso. Cominciate con una bella intestazione e due righe in cui dite chi siete e il titolo dell’opera che intendete sottoporre all’attenzione della casa editrice (magari accennando il genere a cui appartiene ed essendovi assicurati per tempo di non stare spedendo il vostro ultimo romanzo erotico agli Editori Cristiani Riuniti). Specificate che state allegando i vostri dati e una breve (breve!) sinossi dell’opera, aggiungete cordiali saluti… e addio. Pensate sia poco? Beh, il redattore probabilmente no, perché in 99 casi su 100 quel che gli passerà per la mente sarà più o meno questo: “finalmente, uno normale!”

Un redattore felice

Ovviamente, nel caso di editori che non si dichiarano esplicitamente interessati a inediti, prima di spedire il malloppone sarebbe il caso di inviare un’e-mail (sempre molto formale e very professional) per assicurarvi dell’eventuale disponibilità a valutare la vostra opera o una selezione di essa (alcune fra le grandi vi rispondono e vi danno tutte le informazioni necessarie… testato personalmente 😉 ).

In questo modo – sempre a mio personale parere e in base alla mia esperienza – l’aspirante autore eviterà di rendersi un tantino ridicolo e di generare un pessimo impatto proprio su quelli che, lette poche pagine, potrebbero decidere di cestinargli il manoscritto per direttissima e senza possibilità di appello.

Le prime impressioni, che ci crediate o no, contano! 😉

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Disavventure letterarie – Seconda Puntata

LETTERE DI RIFIUTO, PRENDIAMOLA CON FILOSOFIA (consigli semi-seri su come barcamenarsi nel mondo dell’editoria)

La lettera che nessun autore vorrebbe mai ricevere… 😛

In mezzo alla catasta di cianfrusaglie che affollano il mio armadio (e da cui prima o poi verrò aggredita all’apertura dello sportello) c’è una certa scatola. Nella suddetta scatola c’è una pila di buste alta alcuni centimetri. I nomi dei mittenti sono svariati, e fra di essi ce ne sono alcuni che fanno tremare i polsi di ogni aspirante scrittore.

Suvvia, ci abbiamo provato quasi tutti. Il colpaccio si tenta, specialmente quando sei un pulcino di autore alla tua prima sortita nel mondo reale e campi ancora nella pia illusione che tutti stiano aspettando soltanto il tuo capolavoro.  E allora lo invii a chiunque, ma proprio a chiunque: a quelli che accettano inediti e a quelli che piuttosto si sparerebbero e maledicono ogni nuovo stramaledetto esordiente che invade i loro uffici; ai grandi e ai piccoli; a chi lo vuole e a chi non lo vuole. Prendi gli indirizzi dove capita, specialmente quando nei siti ufficiali non c’è niente di simile a un “se volete inviare i vostri inediti, da questa parte prego” (e l’assenza di una simile indicazione dovrebbe già far riflettere).

Ora, quando si attua una simile invasione indiscriminata (ma spesso e volentieri anche quando si segue un iter più razionale) la prassi è quella di venire del tutto ignorati. Si consiglia caldamente, in questi casi, di NON bombardare successivamente gli editori prescelti con e-mail di questo tono: “sei mesi fa vi ho inviato il mio manoscritto… posso sapere se lo avete letto?”

Se non vi hanno risposto, è difficile che l’abbiano letto, ed è più ancora più difficile che vi stiano già preparando il contratto.

Bene che vi vada, invece, riceverete a casa una letterina.

Piccolina, caruccia, col logo della casa editrice super famosa proprio lì in bella mostra, se di casa editrice super famosa si tratta.

In questo caso non vi emozionate troppo, non correte ad avvisare amici e parenti, non iniziate a programmare le risposte che darete a Fabio Fazio quando vi inviterà a Che tempo fa. Perché nel 99,9% dei casi si tratterà semplicemente del primo esemplare della vostra collezione: la temutissima, fatidica, terribile LETTERA DI RIFIUTO.

Diversamente da quanto si racconta il nostro Snoopy, la lettera di rifiuto standard esordisce di norma come segue: “Caro Signor Tal dei Tali, grazie per averci inviato il Suo manoscritto.

A questo punto ti vengono i crampi allo stomaco per l’emozione e addirittura ti spuntano due lacrimucce agli angoli degli occhi: ti stanno addirittura ringraziando! Buon segno. Ottimo.

Oppure no.

Perché un attimo dopo metti a fuoco le successive parole, e sono queste: “Purtroppo siamo spiacenti di informarla che…

E qui il tuo cuore, che fino a un attimo prima stava ballando la conga, si ferma, e la tua espressione diventa questa: 

Subito dopo il peso del mondo intero si abbatte sulla tua psiche turbata, e dalla delusione passi immediatamente al crollo fisico ed emotivo:

Dopo una mezz’oretta di pianto a go go, e una successiva fase catatonica in cui fissi il muro della tua stanza mirando in realtà le tue speranze infrante, ti fai coraggio, prendi un bel respiro e decidi di terminare la lettura dell’infernale missiva latrice di tanto incommensurabile dolore (solo ora, fra l’altro, ti rendi conto che la sua lunghezza è di due righe in totale, compresi i saluti): “… siamo spiacenti di informarla che non siamo interessati“, oppure “che non rispecchia le nostre attuali esigenze“, oppure “che non è in accordo con la nostra linea editoriale” e altre varianti di tal fatta.

Ovviamente non mancano i saluti, distinti o cordiali che siano.

Terminata la lettura, di solito l’autore respinto la prende con classe e molta filosofia, e con flemma degna di un monaco tibetano pensa più o meno quanto segue: “Sapete dove potete metterveli i vostri Cordiali Saluti?! Disgraz… stronz… incomp… non capite un ciufolo!”

Ok, ragazzi, lo imparerete presto: sono lettere di rifiuto prestampate, che vengono inviate identiche a tutti, cambiando solo il nome.

Ma la prima volta è uno shock, non c’è nulla da fare e non c’è niente che possa prepararvi alla mazzata. Mentre ancora reggete fra le mani quell’infame foglio di carta, ormai marchiato a fuoco dalle vostre lacrime, la domanda sorge spontanea nel vostro cuoricino martoriato: l’avranno letto sul serio prima di rifiutarlo? Rassegnatevi: rimarrà un mistero tanto quanto il finale di Lost.

Perché la risposta è: forse che sì, forse che no. Per quanto riguarda i colossi editoriali, infatti, la prassi è che i redattori diano un’occhiata veloce (molto veloce) ai manoscritti in arrivo (sempre che la politica della casa editrice lo preveda). Se, e sottolineo se, l’inizio del manoscritto desterà in loro un qualche interesse, verrà successivamente inviato ai lettori preposti alla selezione del materiale, e quindi partirà l’iter di valutazione vero e proprio. Per quanto riguarda le case editrici più piccoline (quelle serie e oneste, ovviamente, parlerò dell’EAP in una successiva puntata), è più probabile invece che il vostro manoscritto venga letto integralmente. In ambedue i casi, non aspettatevi una risposta prima di 6/8 mesi.

Ebbene sì, non fate quella faccia: 6/8 mesi (anzi, diffidate delle case editrici medio/piccole che vi rispondono in tempi brevissimi… in quel caso è facile che ci sia sotto l’imbroglio).

Le case editrici sono brutte e cattive? Beh, non proprio. Dobbiamo renderci conto che vengono letteralmente sommerse di materiale spesso non richiesto e spesso di dubbia qualità. E’ normale dunque che in qualche modo debbano far fronte a tutto questo marasma. Può darsi che così facendo si lascino sfuggire il caso editoriale dell’anno (tipo il nostro romanzo)? Può darsi sì, ma – ed è una realtà dura da mandare giù – ci sono editori che sicuramente possono permettersi di correre questo pericolo e dormire comunque sonni tranquilli.

Il mio consiglio è: calma e sangue freddo.

Non è la fine del mondo. Non significa necessariamente che il vostro libro sia una “cagata pazzesca” (per citare il Ragionier Fantozzi), né significa necessariamente che il mondo dell’editoria sia marcio fino al midollo e che vadano avanti solo i raccomandati e i figli di papà. Significa solo che questa volta è andata male, ma la prossima potrebbe andar meglio.

Per questo conservo ancora tutte le lettere di rifiuto nella mia bella scatolina: mi ricordano che per cento persone che ti diranno “no” forse ce ne sarà una, una sola, che ti dirà “sì”, ma tanto basterà. Quindi non arrendiamoci. Piuttosto, cerchiamo di presentarci al mondo esterno nel modo opportuno e con una certa dose di razionalità.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata! 😉

Vi lascio con un piccolo invito musicale a mantenere il giusto atteggiamento! 🙂

Disavventure letterarie – Prima Puntata

LA SCRITTRICE IN CERCA DI REQUIE (resoconto umoristico dell’insidie casalinghe che minacciano la stesura di un libro).

Tempo fa, adesso purtroppo non ricordo in quale libro e chi fosse lo scrittore, mi sono imbattuta in una nota finale in cui l’autore ringraziava di cuore la persona che gli aveva prestato la propria casa al lago per il tempo necessario a finire il romanzo (l’ultimo di una trilogia, se non sbaglio).

Riuscite a immaginarlo? Mettere la parola fine alla propria saga nella pace degli angeli, in una casa immersa nel verde, con nessun altro suono che non sia il fruscio delle foglie, il soffio del vento e il canto degli uccellini.

In mancanza di amici generosi provvisti di alloggi lacustri, personalmente mi trovo invece in una situazione più simile a quella di zia Jane Austen, che abitava in una casa non grandissima e piena di parenti che andavano e venivano a tutte le ore.

Adesso tenterò dunque di fornirvi un quadro dettagliato della situazione in cui la Trilogia dell’Averon è stata (e tuttora viene) scritta.

Intanto dovete sapere che, a causa della cronica mancanza di spazio, esercito il mio lavoro di imbrattafogli in un tavolino nel vano d’ingresso, proprio dietro la porta di casa (fa molto Jo di Piccole Donne… ma almeno lei aveva la soffitta XD).

La scena che dovete immaginare è la seguente: dopo aver avvisato i miei familiari di tenersi a distanza di sicurezza se tengono alla propria vita, raggiungo il mio angolino, mi siedo, passo una mezz’ora a selezionare i brani musicali più adatti alle scene del giorno e me li metto tutti in bell’ordine (purtroppo non posso isolarmi con le cuffie perché se no poi mi fanno male le orecchie -.-). Rileggo ciò che ho scritto il giorno prima, consulto i miei caotici appunti e poi… pronti, partenza, via.

Oppure no.

Mi sono infatti appena calata nell’atmosfera drammatica e/o romantica e/o commovente del momento, mi è pure venuta un’idea che mi pare geniale… quand’ecco che, con una puntualità sconcertante, parte il coro:

– Bambina dall’altro lato della strada: piange a pieni polmoni (questo frugoletto piange sempre, da quando qualche mese fa è venuta al mondo per la rovina di molti; piange la mattina, il pomeriggio, la sera e anche la notte).

– Cane piccolo dei vicini: ‹Cai cai cai cai cai cai cai› (e molti altri cai).

– Cane piccolo degli altri vicini, dalla terrazza accanto (risponde al primo): ‹Bau, bau, bau, bau›.

–  Cane enorme (praticamente un orso) dei nostri vicini di pianerottolo (che litiga con i primi due e lancia loro occhiate minacciose): ‹WOOF, WOOF, WOOF, WOOF› (traduzione dal cagnese: ‹se riesco a venir giù vi sbrano, luride pulci; vedete se prima o poi non trovo il modo di scendere!›).

– Bambina di prima: continua a piangere.

– Madre – sull’orlo dell’esaurimento nevoso – della suddetta bambina: ‹Bastaaaaaaa, smettilaaaaaaaaaa!!!›

– Telefono di casa mia: squilla.

– Io (con le mani sospese sulla tastiera, cercando disperatamente di non farmi sfuggire di mente l’idea  super fantasmagorica che avevo partorito pocanzi): ‹Chi ci vaaaaaaa?› Nessuna risposta. ‹Ci devo andare iooo?›. Nessuna risposta. E siccome chi tace acconsente, mi alzo e vado a rispondere.

– Signorina dall’altro lato del telefono (super pimpante): ‹Salve, la chiamo per conto della Frodi per Tutti S.r.l. Vorremmo fornirle un buono sconto per una vacanza nel Paese dei Balocchi, le interessa?›

– Io (di umor nero): ‹No, guardi, ci sono stata giusto l’altro mese› (riattacco).

Torno alla mia postazione. Vago con la mente alla ricerca della frase perduta. Eccola… mi pare che fosse proprio così. Ok, forse non era proprio così, però può andare anche questa. Mi appresto a metterla nero su bianco, quando…

– Trapano (da qualche parte nelle vicinanze): ratrrrr-trrr-trrrrrratraaaaaaaa-trrrrrr…

– Bambina indemoniata: continua imperterrita a strillare.

– Cani dei vicini (tutti e tre insieme): si lanciano parolacce in cagnese, trovando anche il tempo di litigare con un paio di gatti che passavano di là.

– Mia madre (urlando dall’altro lato della casa): ‹Loredanaaaa, sto cucendo e non riesco a beccare la cruna dell’ago… vieni tu a mettere il filooooo?›

– Io (urlando a mia volta): ‹Perché non ti rassegni e non ti decidi a metterti gli occhiali?›

– Mia madre (indignata): ‹Ma se ci vedo benissimo!›

– Io (con la stessa faccia di Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato, quando lo interrompono mentre scrive): mi alzo, compio il mio dovere di assistente sarta e torno al mio tavolino. Con le tempie fra le mani cerco la frase famosa, quella super bella… ma ormai è andata. Sbatto più volte la testa contro il sopraccitato tavolino, poi faccio un respiro profondo e mi appresto a rimettermi al lavoro. Non importa, ne troverò una più bella ancora.

– Cane grosso dei vicini (che nel frattempo viene portato fuori per la passeggiata giornaliera): abbaia come un forsennato uscendo dall’appartamento dei padroni, si fionda verso l’ascensore, prende male la curva e si abbatte contro la porta d’ingresso di casa mia (ricordiamoci che io sono proprio lì dietro), causandomi un principio di infarto.

– Porta di casa mia: trema ma resiste.

Mi riprendo dall’infarto, riesco a scrivere qualche paragrafo. Ecco… sono arrivata a un punto importante della storia. Sono anni che aspetto di scrivere questa scena e finalmente eccomi qui. Un attimo solo che metto una bella musica di sottofondo che ci sta benissim…

– Portiere del mio stabile (che vaga di piano in piano per effettuare la lettura dell’acqua): ‹O sooole mioooooooo, sta ‘nfronte a meeeeee. O sole miiiio, sta ‘nfronte a meeeeeee.”› Se la cava egregiamente fino all’acuto finale, dove purtroppo stecca di brutto. Peccato.

– Cane grosso dei vicini (che intanto è ritornato dalla passeggiata): ‹WOOF WOOF WOOOOOF!› (traduzione: ‹luridi cagnetti, vi ucciderò!›)

– Mia sorella (da qualche stanza più in là, di fronte all’altro pc): ‹Loryyyyyyy, facebook fa’ cose strane: stavo mandando un messaggio e mi si è cancellato tutto! Puoi venireeeee?›

– Io: ‹Ehm… devo proprio?›

– Mia sorella: ‹Per favoooore, un attimo soooolo!›

Mi alzo, vado a prestare la mia assistenza di tecnico informatico e torno. Fisso un po’ la parete con sguardo vacuo, senza avere la più pallida idea di cosa stessi scrivendo e perché.

– Mio padre (che per qualche strano motivo ama fare la radiocronaca di ogni singola azione che compie, annunciandola in tempo reale a tutta la famiglia): ‹Vado a farmi un sonnellinooooooooooo!›

– Io: … -.-

– Mio padre (con lo stesso tono della particella di sodio quando chiede se c’è nessuno): ‹Ho detto: vado a farmi un sonnellinoooooo!›

– Io (rassegnata): ‹Ok, dormi beneeeeee!› =_=’

– Telefono di casa: risquilla. Più volte.

– Io: ‹Ci devo andare ioooo????›

– Mio padre: ‹Io sto già dormendo.›

– Io (inasprita per la presa in giro): ‹Non è vero: stai parlando con me!›

– Mio padre: russa.

– Mia sorella: non pervenuta.

– Mia madre: non pervenuta.

– Io (dopo aver preso a morsi la tastiera): mi alzo e vado a rispondere.

– Tizio all’altro capo del telefono (più scoglionato di me): ‹Vuole provare un depuratore per l’acqua?›

– Io: ‹No, ma vorrei tanto scrivere un romanzo. Lei mi può aiutare?›

– Tizio: riattacca.

– Mia madre (riemersa da chissà dove): ‹Chi eraa???????›

– Io:  ‹Uno con poco senso dell’umorismo!› 😛

Ma un giorno o l’altro tutto questo cambierà: quando avrò venduto un fantastiliardo di copie della trilogia me la comprerò pure io la casa al lago. E se il lago non c’è… lo farò realizzare apposta! XDD

Adesso vi lascio e torno a scrivere. Toh… sento giusto un abbaiar di cani! ^_^’

Qui è dove scriverò i miei prossimi libri!

Libri in sconto presso la Libreria La Penna Blu!

Fino al 30 novembre 2012, tutti i libri editi dalla Penna Blu col 20% di sconto presso la Libreria La Penna Blu di Barletta! Approfittatene! 😉

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Ricordo che è possibile ordinare anche tramite e-mail, con spese di spedizione a carico della libreria stessa. E-mail: librarsi@lapennablulibreria.it

Nell’attesa del terzo libro… ascoltate “Radio Atlan”! ;)

State aspettando con impazienza l’uscita del terzo libro? Visitate questa pagina del blog:

https://trilogiaaveron.wordpress.com/terzo-libro-il-mondo-di-atlan/e-nellattesa-un-po-di-atmosfera-musicale/

Ogni giorno (o quasi) vi inserirò uno o più fra i brani che ho ascoltato durante la stesura e che mi hanno ispirato (un po’ la mia personale “colonna sonora” del libro), insieme ad alcune piccole anticipazioni (rigorosamente no spoiler) sulla storia! 🙂

Il Mondo di Atlan – Parte Prima… coming soon! 🙂

Nasce a Barletta la prima libreria La Penna Blu

Sono lieta di annunciarvi che pochi giorni fa ha aperto a Barletta la prima libreria La Penna Blu, dove potrete trovare, oltre naturalmente a tutti i libri pubblicati della casa editrice, un’ampia scelta di titoli (a questo link, troverete la  loro pagina facebook: http://www.facebook.com/lapennablulibreria ), con un occhio di riguardo alla piccola e media editoria di qualità. C’è la possibilità di ordinare anche on-line, con spese di spedizione a carico della libreria stessa. Un grande in bocca al lupo a chi si è cimentato in questa nuova ed entusiasmante impresa, con la speranza che possa essere solo la prima di molte altre! 😉

Libreria La Penna Blu, Corso Vittorio Emanuele 49, 76121 Barletta

e-mail: librarsi@lapennablulibreria.it

Il blog

Benvenuti a tutti nel mio nuovo blog, uno spazio dove vi aggiornerò su tutte le novità che riguardano i miei libri e non solo. Vorrei approfittare di questo primo post per ringraziare tutte le persone che, dalla pubblicazione del primo libro, mi sono state vicine e mi hanno seguito con interesse e simpatia, senza farmi mai mancare il loro appoggio. Grazie a tutti quelli che hanno aiutato i miei romanzi a farsi conoscere dedicando loro uno spazio sui rispettivi blog, forum e siti, e grazie a tutti quelli che mi hanno scritto per darmi un parere sui primi due libri e per chiedermi quando uscirà il terzo (a proposito, a breve succose novità a riguardo)! ^_^

Per informazioni e curiosità su di me e sui libri della Trilogia, per scaricare le anteprime, visionare i Booktrailer e molto altro ancora, esplorate i menu in alto (sopra la testa del blog). Buona navigazione! 🙂